Si presenta come il sindaco del fare, Antonio Baldassarre, sostenuto dalla sua lista civica e dal Popolo della Libertà, di fronte alla platea dei dirigenti d’azienda della Federmanager. E proprio perché vuole avere le mani libere di governare, rilancia sul tappeto il tema del “voto utile”. Lo fa con un invito a sostenere non solo lui nella corsa a Palazzo Spada, ma anche le due liste elettorali che formano la sua coalizione. E, a sorpresa, lancia un annuncio choc.
“Se non avrò il consiglio dalla mia parte non farò il sindaco – afferma Baldassarre – serve una maggioranza coesa per modificare radicalmente le cose, occorre un voto concreto dei cittadini che scelgano la strada del rinnovamento e del cambiamento. Ecco perché il consenso deve andare non solo al sindaco della discontinuità, ma anche alle liste che ne condividono il programma. Io non corro per la poltrona, non voglio lo strapuntino come qualcuno dei miei antagonisti. Ma mi candido al servizio della città di Terni. Per questo, se non avrò le condizioni per governare non farò il sindaco”.
Lo ripete due volte, Antonio Baldassarre. E lo scandisce. Perché il messaggio passi. Non nomina mai, il candidato a sindaco del centrodestra, la questione dell’”anatra zoppa”, che impedì a Gianfranco Ciaurro di chiudere il suo secondo mandato alla fine naturale della consiliatura. Ma quell’esperienza, che costò al centrodestra la guida di Palazzo Spada e che regalò dieci anni di governo a Paolo Raffaelli e alla sua coalizione, è ancora ben viva nell’immaginario collettivo del Popolo della Libertà e dei rappresentanti della lista civica che sostiene il costituzionalista e che è guidata proprio da Paola Ciaurro, la figlia del Professore. E ora che lo scontro elettorale si polarizza, Antonio Baldassarre vuole un “voto utile” anche per il consiglio comunale.
“C’è tanto da fare – dice – perché la città che ci consegna Raffaelli è sull’orlo del baratro. Quelli della sinistra vanno a fare le passerelle all’acciaieria, ma se non fosse stato per Gianni Letta e per il suo impegno, i tedeschi non avrebbero risolto la crisi dell’energia. Gli operai lo sanno e scelgono noi. Hanno lasciato le aziende pubbliche allo stremo. No hanno saputo creare sviluppo diversificato, non hanno investito sul turismo. Noi punteremo su Roma, dialogheremo col governo, troveremo risorse e faremo sussidiarietà”.
E poi ancora bordate sull’ambiente: “C’è voluta un’interrogazione parlamentare di 5 deputati del Pd di altre città – chiude – per scoprire che all’inceneritore c’erano stati 18 allarmi di radioattività, tenuti nascosti dall’amministrazione uscente. Un fatto gravissimo”.
*Corriere dell’Umbria – Terni 17 maggio 2009










1 risposta finora ↓
Paolo Cianfoni // Maggio 18, 2009 a 12:56 pm |
Condivido completamente. Se Ciaurro nel 1997 si fosse immediatamente dimesso e chiesto alla città di farlo governare con la maggioranza del consiglio comunale, ci saremmo risparmiati i dieci anni che ci sono stati dopo e la primavera di Ciaurro sarebbe durata a lungo e avrebbe avuto un successore condiviso da tutti.
Bravo Baldassarre!