La Cisl nei giorni scorsi aveva scritto a tutti i candidati a sindaco per sottolineare il rischio di infiltrazioni mafiose e malavitose in città, anche a seguito della decisione della direzione carceraria di realizzare un nuovo padiglione a vocabolo Sabbione per 200 nuovi detenuti. Ma ieri la situazione è esplosa in maniera deflagrante, con tutti i sindacati del settore che, in maniera unitaria, hanno tenuto una conferenza stampa per lanciare l’allarme. Il personale della struttura ternana ha deciso di uscire allo scoperto ed ha annunciato una lettera riservata, i cui contenuti non saranno divulgati per motivi di sicurezza, ai vertici ministeriali, al dipartimento regionale e a tutte le istituzioni. “E’ l’ultimo tentativo – dicono i sindacati di settore di Cgil, Cisl, Uil e Sappe – per cercare di rimediare a una situazione incandescente”.
“Non vi fate ingannare. Il carcere di Sabbione non è mai stato un’isola felice, nonostante l’immagine che qualcuno ha voluto far trasparire all’esterno. Anzi, i problemi non sono mai mancati. Solo che adesso la situazione rischia davvero di precipitare”.
La dichiarazione choc apre la conferenza stampa di Fp-Cgil, Fns-Cisl, Uil-Pa e Sappe, le sigle sindacali che tutelano gli interessi degli agenti di polizia penitenziaria. In totale 160 operatori, rispetto ad un fabbisogno attuale di dotazione organica di almeno 220 agenti, che crescerebbe in maniera esponenziale se venisse attivato il nuovo padiglione di massima sicurezza in corso di costruzione a vocabolo Sabbione e nel quale potranno essere accolti ben 200 detenuti in più. Nel salone delle conferenze della Cgil ci sono i rappresentanti di tutti i sindacati: Giorgio Lucci, Pasquale Giuggia, Renzo Salvati, Guglielmo Bizzarri e Romina Raggi. E le parole d’ordine che ripetono allo sfinimento sono due: la situazione gestionale è al limite del collasso ed i cittadini devono sapere quello che rischiano nei prossimi anni.
Ferie e turni – Il problema sindacale più sentito è quello della carenza d’organico. “Abbiamo accumulato ferie non godute oltre il consentito – dicono i delegati – inoltre si fa un ricorso eccessivo allo straordinario, perché da parte della direzione del carcere non si mette mano in maniera decisa ad un modello organizzativo che fa acqua da tutte le parti. Con i vertici di Sabbione non c’è più dialogo, per questo ci siamo rivolti al Provveditorato carcerario regionale, ma abbiamo ottenuto soltanto un assordante silenzio. Una situazione ormai incancrenita, che meriterebbe una maggiore attenzione anche dalle istituzioni e dalla politica”.
Nei prossimi 5 anni, invece, la questione rischia di diventare ancora più ingarbugliata. Tutto per via della riduzione degli organici della sicurezza, con una ottantina di agenti che saranno collocati obbligatoriamente a riposo e che rischiano di non essere sostituiti.
“Sono arrivate 8 nuove unità – spiegano Cgil, Cisl, Uil e Sappe – ma sono state inviate per seguire i lavori di ampliamento e sono totalmente insufficienti a coprire le carenze di organico”.
Rischio infiltrazioni – Con il nuovo padiglione, dunque, il carcere rischia di esplodere nell’indifferenza generale e senza che i ternani sappiano nulla. E’ questa la convinzione unitaria del sindacato, che vuole accendere la luce dell’allarme rosso. “La struttura vedrà cambiare radicalmente la propria missione – affermano – da casa circondariale, quella di Sabbione si trasformerà in casa di reclusione nella quale arriveranno detenuti in regime di massima vigilanza e di 41 bis, per reati che vanno dall’associazione mafiosa, alla rapina e all’estorsione. La domanda che abbiamo posto è: a chi giova una situazione di questo tipo? Ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Non giova certo ai ternani, che si ritroveranno personaggi pericolosi in città e un aumento del nefasto turismo carcerario. Non gioverà all’occupazione, perché non sono previste nuove assunzioni. Non gioverà all’economia e alla sicurezza del territorio, che al contrario rischia infiltrazioni malavitose e della criminalità organizzata”.
Gli esempi già ci sono. E sono reali. Come l’arresto di un killer del Clan dei Casalesi a borgo Rivo, gli episodi di racket a danno di alcuni esercizi commerciali, gli arresti a Calvi di esponenti criminali in odore di appartenenza alla banda della Magliana.
*Corriere dell’Umbria 5 giugno 2009