La Cisl nei giorni scorsi aveva scritto a tutti i candidati a sindaco per sottolineare il rischio di infiltrazioni mafiose e malavitose in città, anche a seguito della decisione della direzione carceraria di realizzare un nuovo padiglione a vocabolo Sabbione per 200 nuovi detenuti. Ma ieri la situazione è esplosa in maniera deflagrante, con tutti i sindacati del settore che, in maniera unitaria, hanno tenuto una conferenza stampa per lanciare l’allarme. Il personale della struttura ternana ha deciso di uscire allo scoperto ed ha annunciato una lettera riservata, i cui contenuti non saranno divulgati per motivi di sicurezza, ai vertici ministeriali, al dipartimento regionale e a tutte le istituzioni. “E’ l’ultimo tentativo – dicono i sindacati di settore di Cgil, Cisl, Uil e Sappe – per cercare di rimediare a una situazione incandescente”.
“Non vi fate ingannare. Il carcere di Sabbione non è mai stato un’isola felice, nonostante l’immagine che qualcuno ha voluto far trasparire all’esterno. Anzi, i problemi non sono mai mancati. Solo che adesso la situazione rischia davvero di precipitare”.
La dichiarazione choc apre la conferenza stampa di Fp-Cgil, Fns-Cisl, Uil-Pa e Sappe, le sigle sindacali che tutelano gli interessi degli agenti di polizia penitenziaria. In totale 160 operatori, rispetto ad un fabbisogno attuale di dotazione organica di almeno 220 agenti, che crescerebbe in maniera esponenziale se venisse attivato il nuovo padiglione di massima sicurezza in corso di costruzione a vocabolo Sabbione e nel quale potranno essere accolti ben 200 detenuti in più. Nel salone delle conferenze della Cgil ci sono i rappresentanti di tutti i sindacati: Giorgio Lucci, Pasquale Giuggia, Renzo Salvati, Guglielmo Bizzarri e Romina Raggi. E le parole d’ordine che ripetono allo sfinimento sono due: la situazione gestionale è al limite del collasso ed i cittadini devono sapere quello che rischiano nei prossimi anni.
Ferie e turni – Il problema sindacale più sentito è quello della carenza d’organico. “Abbiamo accumulato ferie non godute oltre il consentito – dicono i delegati – inoltre si fa un ricorso eccessivo allo straordinario, perché da parte della direzione del carcere non si mette mano in maniera decisa ad un modello organizzativo che fa acqua da tutte le parti. Con i vertici di Sabbione non c’è più dialogo, per questo ci siamo rivolti al Provveditorato carcerario regionale, ma abbiamo ottenuto soltanto un assordante silenzio. Una situazione ormai incancrenita, che meriterebbe una maggiore attenzione anche dalle istituzioni e dalla politica”.
Nei prossimi 5 anni, invece, la questione rischia di diventare ancora più ingarbugliata. Tutto per via della riduzione degli organici della sicurezza, con una ottantina di agenti che saranno collocati obbligatoriamente a riposo e che rischiano di non essere sostituiti.
“Sono arrivate 8 nuove unità – spiegano Cgil, Cisl, Uil e Sappe – ma sono state inviate per seguire i lavori di ampliamento e sono totalmente insufficienti a coprire le carenze di organico”.
Rischio infiltrazioni – Con il nuovo padiglione, dunque, il carcere rischia di esplodere nell’indifferenza generale e senza che i ternani sappiano nulla. E’ questa la convinzione unitaria del sindacato, che vuole accendere la luce dell’allarme rosso. “La struttura vedrà cambiare radicalmente la propria missione – affermano – da casa circondariale, quella di Sabbione si trasformerà in casa di reclusione nella quale arriveranno detenuti in regime di massima vigilanza e di 41 bis, per reati che vanno dall’associazione mafiosa, alla rapina e all’estorsione. La domanda che abbiamo posto è: a chi giova una situazione di questo tipo? Ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Non giova certo ai ternani, che si ritroveranno personaggi pericolosi in città e un aumento del nefasto turismo carcerario. Non gioverà all’occupazione, perché non sono previste nuove assunzioni. Non gioverà all’economia e alla sicurezza del territorio, che al contrario rischia infiltrazioni malavitose e della criminalità organizzata”.
Gli esempi già ci sono. E sono reali. Come l’arresto di un killer del Clan dei Casalesi a borgo Rivo, gli episodi di racket a danno di alcuni esercizi commerciali, gli arresti a Calvi di esponenti criminali in odore di appartenenza alla banda della Magliana.
*Corriere dell’Umbria 5 giugno 2009
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Ingegneria chiusa per alluvione. Ieri mattina gli addetti alla segreteria, alla biblioteca, i docenti e gli studenti hanno trovato aule, laboratori e corridoi di Pentima allagati e inagibili. Tutta colpa del nubifragio del ponte del 2 giugno, che ha costretto il rettorato a chiudere la struttura, rinviare esami e lezioni e programmare interventi di bonifica e ripristino dei sottotetti in cartongesso che sono crollati sotto il peso dell’acqua piovana accumulatasi nelle grondaie ostruite.
A causare l’allagamento, secondo quanto emerso al termine di due sopralluoghi effettuati dai tecnici della Facoltà e da quelli del Comune, sarebbe stato un problema costruttivo dell’edificio che ha la conformazione di un capannone industriale con un tetto in pendenza che fa scivolare l’acqua piovana in direzione di grondaie posizionate nella parte inferiore di alcuni finestroni. La mancata manutenzione degli scoli pluviali avrebbe causato accumuli eccessivi di pioggia proprio in corrispondenza dei vetri, causando la penetrazione dell’acqua nella controsoffittatura e il fradiciamento dei pannelli di cartongesso. Tre di questi si sono sgretolati, candendo a terra e causando l’allagamento della struttura.
L’Università attiverà già oggi i lavori di rimessa in pristino della sede della facoltà di Ingegneria, che potrebbe tornare agibile dalla giornata di venerdì. Nei giorni scorsi il Comune aveva deliberato uno stanziamento di 500mila euro per alcuni lavori nella sede di Pentima, grazie a risparmi di gestione, ma la somma sarebbe stata destinata alla pavimentazione, alla tinteggiatura e alle cabine elettriche.
Sulla vicenda, dopo aver visto le foto dell’allagamento pubblicate da un sito internet studentesco, è intervenuto ieri il candidato a sindaco del centrodestra Antonio Baldassarre per stigmatizzare la situazione e attaccare il Pd e l’amministrazione comunale. “Io per lavoro ho frequentato frequento università di tutto il mondo, ma non ho mai visto nulla del genere – afferma – Uno scandalo è troppo poco, è una vergogna per Terni, per l’Università umbra ed un’offesa ai tanti ragazzi, alla cultura ed al sapere che in questi posti dovrebbero crescere ed essere valorizzati”.
Intanto il sindaco Raffaelli ha firmato la lettera ufficiale, inoltrata alla presidente della giunta regionale Maria Rita Lorenzetti ed alla Prefettura di Terni, con la quale viene richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza a seguito del nubifragio che ha colpito la città nelle giornate tra domenica e lunedì.
*Corriere dell’Umbria 4 giugno 2009
Categorie: Cronaca
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Il Comune non paga gli straordinari maturati dai dipendenti e Cgil, Cisl e Uil con le rappresentanze sindacali unitarie abbandonano la trattativa e sbattono la porta. E’ l’epilogo pre-elettorale di un rapporto che negli ultimi anni si è fatto sempre più conflittuale e difficile, con l’amministrazione Raffaelli nel mirino di tutte le organizzazioni di categoria che hanno organizzato ben 4 conferenze stampa per denunciare quelle che considerano “spese sbagliate a danno dei cittadini e dei lavoratori”.
La riunione era stata convocata per esaminare la richiesta di pagamento del lavoro straordinario da parte di tutte le sigle del pubblico impiego e delle Rsu. Si tratta di circa 2 mila ore di straordinario effettuate nel 2008 e che Palazzo Spada non vuole riconoscere per mancanza di fondi.
Ma Cgil, Cisl e Uil alzano la voce, accusando l’ente di aver racimolato i fondi per una nuova rottamazione dei dirigenti e per pubblicare il libro sui dieci anni di mandato di Raffaelli.
“Si tratta di 802 ore di straordinario da pagare ai vigili urbani e di ben 1171 ore di straordinario da pagare a tutti gli altri lavoratori – dice Gino Venturi della Uil-Fpl – tra questi ci sono i lavoratori addetti agli organi istituzionali, come il funzionamento del consiglio comunale, e quelli che hanno effettuato interventi di protezione civile. In pratica sarebbero circa 200 i lavoratori del Comune costretti a lavorare in straordinario che ora il Comune non paga per mancanza di soldi. Per un complessivo di circa 25mila euro”.
Considerando che dirigenti e posizioni organizzative non possono effettuare prestazioni straordinarie, circa il 30 per cento dei dipendenti di Palazzo Spada è stato fatto lavorare a novembre e dicembre e ora il Comune gli negherebbe, secondo i sindacati, la relativa retribuzione, costringendo i sindacati a tutelare i lavoratori ricorrendo al giudice del lavoro.
C gil, Cisl, Uil e Rsu contestano anche “l’ennesimo comportamento antisindacale ed elettoralistico” riguardante la biblioteca. Si tratta di disposizioni organizzative prese dalla Direzione della Bct tenendone completamente all’oscuro il sindacato, prevedendo tra l’altro la collaborazione con l’associazione Demetra presso il Centro Palmetta e in collaborazione con “Indisciplinarte” presso Caos Fat, in orario domenicale con buffet.
*Corriere dell’Umbria 4 giugno 2009
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Dopo le dimissioni del responsabile tecnico dell’acciaieria Vinicio De Angelis, la ThyssenKrupp Acciai speciali Terni ha ridisegnato il middle management dell’area a caldo, varando il nuovo organigramma dell’area “produzione acciaieria”. La direzione della produzione, che fa capo al ternano Gustavo Brascugli, direttore dello stabilimento di viale Brin, vedrà l’ingresso come responsabile del reparto Acciaieria di Massimo Proietti Cerquoni, al posto proprio di De Angelis. Il dottor Renato Palomba, in qualità di responsabile della “Produzione dei Fucinati e del Centro Refrattari” passa alle dirette dipendenze di Brascugli. L’ingegner Roberto Deli, nell’ordine di servizio varato dal vertice della Tk-Ast, assumerà l’incarico di responsabile “Area Colaggio Bramme” ed avrà alle sue dirette dipendenze Fabio Allegretti, come nuovo responsabile della “Produzione Colaggio Bramme”.
L’area dell’Acciaieria è completata dai confermati Carletti (segreteria tecnica), De Ciantis (Area fusione e affinazione) e Danielli (Manutenzione programmata e operativa). I responsabili delle altre aree, invece, sono Siano (Lac), Segala (Freddo), Salerno (Torino), Cardinali (Centro di finitura), e Moroni (area tecnica e servizi).
Intanto i lavoratori del Centro di finitura della Thyssenkrupp Acciai speciali Terni hanno accolto positivamente la decisione della direzione aziendale di concedere il premio di produzione nella misura di 250 euro a conclusione dei sei mesi di attività del gruppo di miglioramento. La decisione dei lavoratori è stata presa dopo quattro riunioni di reparto con le Rsu durante le quali si è fatto il punto della situazione ed è rientrato il paventato stato di agitazione. Al Centro di finitura sono occupati circa 150 lavoratori.
*Corriere dell’Umbria 4 giugno 2009
Categorie: Economia
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I pensionati umbri chiedono di contare di più. Vogliono far sentire le proprie ragioni alla politica, alle istituzioni, agli eletti e chiedono di mettere al centro dell’agenda della pubblica amministrazione e del governo la valorizzazione del lavoro e della persona.
“Perché sono le due facce della stessa medaglia”, ha attaccato il segretario generale nazionale Fnp Cisl, Antonio Uda, chiudendo all’Hotel Valentino di Terni l’attivo regionale del sindacato dei pensionati cislini.
Un evento, quello di ieri, che è servito anche per serrare le fila in vista della manifestazione nazionale del’11 giugno, che la Fnp Cisl ha organizzato a Roma in difesa del potere d’acquisto delle pensioni e per una migliore tutela per i non autosufficienti.
“Non sarà uno sfogatoio fine a sé stesso – ha affermato Uda – e lo dimostreremo immediatamente misurando la qualità delle risposte che verranno da governo e Parlamento, quando chiederemo di essere ricevuti al ministero del Welfare e dal presidente della Camera Fini. Da lui e dal ministro Sacconi ci aspettiamo l’impegno istituzionale e la calendarizzazione alla Camera della legge di iniziativa popolare da noi promossa, per il Fondo di solidarietà verso i non-autosufficienti”.
All’iniziativa dei pensionati dell’Umbria della Cisl, hanno preso parte anche il segretario generale regionale Franco Righetti e il segretario generale Cisl Umbria Ulderico Sbarra, che hanno sottolineato le tematiche legate al Fondo di solidarietà per i non autosufficienti, la necessità di garantire più soldi e potere di acquisto ai pensionati, migliori servizi per l’assistenza e la sanità, un paniere Istat contro il carovita e una risposta immediata alle lungaggini delle liste d’attesa.
“Fragilità economica e sociale – ha spiegato Uda – caratterizzano il mondo dei pensionati, unico motore della nostra attività. Siamo nella fase postcongressuale e, quindi, si tratta di mettere in campo l’impegno per conseguire importanti risultati in vista del raggiungimento di una vita dignitosa per tutti. Per questo l’11 giugno saremo tutti in piazza a Roma, un primo grande passo per ottenere quei fondamentali diritti che, nella migliore delle ipotesi, sono stati raggiunti solo sulla carta”.
Ed anche Franco Righetti, segretario generale umbro, ha spiegato convinto ai delegati che nella manifestazione dell’11 giugno i pensionati cislini si giocheranno il proprio futuro.
“C’è uno stato di disinteresse da parte della classe politica – ha sostenuto – riguardo alle questioni fondamentali dei pensionati, questioni vitali per una società giusta e solidale. La crisi ha creato ripercussioni enormi. La Fnp Cisl dell’Umbria non mancherà di portare il proprio sostanziale contributo alla manifestazione dell’11 giugno. Noi ci saremo, con decine di pullman in partenza da Perugia e Terni, ma anche dai centri più piccoli”.
Dopo aver esternato tutta la propria preoccupazione per i tagli da parte del governo centrale al Fondo per la non autosufficienza per il prossimo anno e in ambito sanitario, il segretario generale regionale Cisl Umbria Ulderico Sbarra ha denunciato “uno stato di cittadinanza negata che accomuna più categorie della società: i pensionati, le donne, i giovani e i portatori di handicap. Proprio dai pensionati, essendo la componente più forte, deve partire la battaglia per la riconquista dei diritti, di una vita dignitosa, che deve essere possibile anche per i giovani, che troppo spesso sono precari, per le donne, le quali sopperiscono la mancanza di servizi pubblici nella cura dei figli e delle persone anziane o non autosufficienti, e per i portatori di handicap. La società – ha concluso Sbarra – rinuncia alle idee, all’impegno e alle capacità delle nuove generazioni immolando i giovani in una situazione di instabilità e mancanza di futuro”.
*Corriere dell’Umbria 3 giugno 2009
Categorie: Economia
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Si faccia una domanda, si dia una risposta. Ha assunto toni marzulliani la battaglia degli avvisi di garanzia tra Paolo Raffaelli, sindaco uscente, e Antonio Baldassarre, candidato della lista civica e del Pdl. E’ il primo a rincarare la dose, con una chilometrica nota nella quale clona il metodo di Repubblica, ponendo cinque domande al candidato avversario, ma rifiutando confronti pubblici.
“E’ vero o no che Baldassarre è sotto inchiesta per aggiotaggio informativo? – attacca Raffaelli – E’ vero o non è vero che l’inchiesta riguarda la vicenda dell’Alitalia ed il fatto che egli abbia guidato una cordata di cui facevano parte il fondo di investimento israeliano Mivtach Shamir Ltd e “una misteriosa società belga” (così la definiva il “Sole 24 Ore), la Safna proprietaria di miniere e pozzi di petrolio in Sudafrica e in Congo? E’ vero o non è vero che Baldassarre continua a vantare nel suo curriculum il suo ruolo di Presidente del Comitato di controllo della Borsa? E’ compatibile? Dà adeguate garanzie alla città di Terni di saper separare le sue funzioni pubbliche dai suoi interessi professionali e personali?”
Altrettanto chilometrica la risposta del costituzionalista, affidata ad una nota ma anticipata nella conferenza stampa del coordinatore del Pdl Denis Verdini, alla quale Baldassarre si è presentato con l’ex calciatore e ora conduttore di Sky Paolo Rossi.
“Dopo questa risposta che devo ai ternani e non certo a Raffaelli – ha detto – non replicherò più. E lo lascerò al suo soliloquio, durante il quale potrà farsi mille domande e darsi mille risposte”.
Nella nota, invece, e risposte sono tecniche e nel merito: “La vicenda a cui fa riferimento Raffaelli si sta sgonfiando, tanto che i miei avvocati mi dicono che è prossimo il decreto di archiviazione. E non poteva essere altrimenti poiché io vi sono stato tirato dentro a forza e perché dalla rogatoria richiesta in Svizzera, come era ovvio, non è risultato nulla contro di me. Per quanto riguarda il mio ruolo di supremo garante della legalità della Borsa di Milano, ricordo a Raffaelli che l’incarico mi è stato rinnovato solo 3 / 4 mesi fa, poiché a Piazza Affari non credono alle bufale”.
Baldassarre ricorda di non essere stato a capo di alcuna cordata, ma di esserne stato solo l’avvocato d’affari e che la società fu esclusa preventivamente dalla gara, non causando di conseguenza alcun danno allo Stato che doveva vendere Alitalia.
“Raffaelli – conclude – risponda piuttosto delle tragedie che ha provocato nella cittadinanza in termini di salute pubblica e dei disastri che ha realizzato nei conti comunali. Deve solo vergognarsi della sua incompetenza e del suo arrogante disprezzo delle leggi”.
*Corriere dell’Umbria 30 maggio 2009
Categorie: Cronaca · Politica
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Un nuovo padiglione per 200 detenuti ad alto livello di pericolosità nella casa circondariale di vocabolo Sabbione. Gravi carenze di organico. Una situazione allarmante, che rischia di creare un “turismo carcerario” fatto dai nuclei familiari di soggetti sottoposti a regime detentivo di tipo 41-bis (quello che si applica ai mafiosi e agli appartenenti alla criminalità organizzata), alta sicurezza ed elevato indice di vigilanza.
Il segretario generale della Cisl Funzione pubblica, Moreno De Piccoli, e quello territoriale della Sicurezza (la federazione che raggruppa Polizia penitenziaria, Vigili del fuoco, Forestale), Renzo Salvati, parlano di un vero e proprio rischio sicurezza a Terni e dell’esplosione di una “emergenza carcere” nei prossimi anni. E così hanno scritto una lettera aperta a tutti i candidati a sindaco per chiedere un intervento in direzione della prevenzione dall’infiltrazione delle mafie sul territorio.
“Chiediamo ai candidati di alzare il livello dell’attenzione su quanto sta avvenendo a vocabolo Sabbione – dicono i due sindacalisti nella loro lettera aperta – perché i trasferimenti previsti a Terni comporteranno un cambiamento radicale del livello di sicurezza, aggravando la situazione già pesante alla quale sono sottoposti gli agenti di Polizia penitenziaria e interessando direttamente tutte le forze dell’ordine che operano nel territorio”.
Nella loro lunga nota, distribuita ai sette candidati alla guida di Palazzo Spada nelle prossime amministrative, Cisl-Fps e Cisl-Fns forniscono anche i numeri di un’emergenza che riguarda gli organici e denunciano il rischio di conseguenze sull’ordine e la sicurezza pubblica cittadina.
“La costruzione del nuovo padiglione di massima sicurezza – spiegano – aumenterà la popolazione carceraria alle porte di Terni di altre 200 unità. Si tratta di detenuti che, per i loro precedenti penali, hanno percorsi giudiziari gravi, tra i quali anche l’associazione mafiosa o reati contigui. Alcuni di essi sono stati fatti giungere pochi giorni fa e collocati momentaneamente, con i relativi disagi del caso, in una sezione dell’attuale struttura. Il rischio concreto per la città è che la detenzione di questi soggetti porti come conseguenza l’arrivo centinaia “persone pericolose” appartenenti a strutture criminali ben specifiche (mafia, camorra, ‘ndrangheta) che spesso, nonostante il regime di detenzione, non recidono in toto i loro legami con le organizzazioni di appartenenza, ma anzi determinano il trasferimento di interi nuclei familiari, che scelgono di sovente la nostra provincia e la nostra città per stabilizzarsi e continuare tranquillamente la loro attività criminale”.
A questo rischio di sicurezza pubblica denunciato da De Piccoli e Salvati, si aggiungono anche i problemi di tenuta del sistema occupazionale e operativo degli agenti di polizia penitenziaria.
“Mentre i detenuti crescono in maniera esponenziale, in particolare a Temi ci sono in servizio 140 agenti contro i 218 previsti, una carenza ormai cronica, che obbliga, nel disinteresse di tutti, a turni massacranti – spiegano i sindacalisti – se in Italia la media della carenza di organici è del 10%, in Umbria raddoppia al 20 per cento. Ormai tra Perugia, Spoleto, Terni e Orvieto i detenuti sono più di mille e il rapporto tra chi sconta la pena e chi controlla è gravemente squilibrato”.
*Corriere dell’Umbria 30 maggio 2009
Categorie: Cronaca · Politica
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Insorge la Cisl Funzione pubblica per la decisione della giunta comunale di prorogare, fino alla prossima riorganizzazione dell’ente, le posizioni organizzative (indennità direttive) dei 6 funzionari delle Circoscrizioni che saranno tagliate con la nuova riforma del decentramento. “L’ente ha deliberato la proroga ad una settimana dalle elezioni, dando adito a considerazioni sull’opportunità e la correttezza di questa decisione – attacca il segretario Gian Mario Ventura – ci sono forti dubbi sulla compatibilità economica dell’operazione, nonché sulla effettiva necessità di elargire indennità per attività svolte in enti di decentramento che non esisteranno più”.
Secondo la Cisl-Fps il Comune non aveva previsto la copertura di queste 6 posizioni al momento di varare la riforma e, in questi mesi, nulla sarebbe cambiato. “Palazzo Spada non trova i soldi per pagare gli straordinari ai lavoratori – chiude Ventura – ma per le posizioni dei funzionari è riuscita a fare il miracolo…”.
*Corriere dell’Umbria 30 maggio 2009
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A mandare avanti i Centri per l’impiego, quelli che servono per trovare lavoro ai disoccupati, sono tutti lavoratori precari. Ora la Provincia ne vorrebbe stabilizzare cinque su 15, due con contratto a tempo indeterminato e tre con contratto part-time, con due bandi pubblicati proprio in questi giorni e in scadenza il prossimo 24 giugno.
“Due bandi che l’amministrazione Cavicchioli dovrebbe annullare subito – afferma il segretario della Uil-Fpl, Gino Venturi – perché suscitano perplessità concorsi indetti qualche giorno prima della elezioni, con una giunta che ha i giorni contati. Sarebbe logico, invece, aspettare appena una decina di giorni, in modo che la nuova amministrazione, chiamata ad approvare un proprio disegno organizzativo dell’Ente secondo il mandato avuto dagli elettori, decida anche conseguentemente alle assunzioni”.
Ma la Uil denuncia anche disparità di trattamento tra i precari e carenza di trasparenza. “Manca ad esempio il piano delle azioni positive verso le donne – prosegue Venturi – rispetto al quale ci aspettiamo un intervento del Consigliere di parità. Inoltre, la giunta ha riconosciuto un punteggio al lavoro svolto quale co.co.co presso pubbliche amministrazioni di ben 6 punti mentre solo 4,2 ai titoli di studio e solo 2,4 al curriculum. Reintroducendo anche una discutibile distinzione tra lavoro pubblico privatizzato e lavoro privato”.
Secondo il sindacato, in conseguenza di questi punteggi, vi sarebbe un “eccessivo” vantaggio per alcuni concorrenti che già operano presso il Centro per l’impiego, mentre ad altri precari non sarebbe stata garantita analoga reale possibilità si stabilizzazione.
“Insomma – chiosa il segretario della Uil – si è persino creata una decisiva difformità di trattamento tra precari. E sarebbe ancora più grave il caso in cui i commissari concorsuali fossero i dirigenti presso cui alcuni concorrenti avrebbero per anni lavorato, mentre per tutti gli altri concorrenti non ci sarebbe alcuna conoscenza diretta”.
La Uil, che ha inoltrato una domanda di annullamento dei due bandi, chiede di prevedere in futuro commissioni concorsuali esterne, nominate secondo criteri di assoluta competenza ed imparzialità, e l’astensione di assessori e dirigenti di partito dalla definizione delle commissioni stesse.
*Corriere dell’Umbria 30 maggio 2009
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E’ una mezza rivoluzione nel management tecnico, quella che si annuncia alla ThyssenKrupp Acciai speciali Terni. Nei giorni scorsi, infatti, si è dimesso il capo area dell’acciaieria Vinicio De Angelis, uno dei manager della produzione più vicini al direttore dello stabilimento di viale Brin, Gustavo Brascugli. E in partenza, entro breve tempo, ci sarebbero anche altri dirigenti operativi, capi area e capi servizio dell’area a caldo. Ma i movimenti potrebbero non fermarsi alle aree tecniche.
GIRO DI VALZER Il giro di valzer, per ora, è spiegato come un normale avvicendamento, dovuto al raggiungimento dell’età pensionabile. Ma i boatos in ambiente sindacale parlano di un’operazione di ricambio dei capi area, che porterebbe ad un contenimento dei costi e ad un rinnovamento, con conseguente “ringiovanimento”, della compagine dirigenziale intermedia. Con la conferma dell’autonomia operativa e industriale del sito ternano e il rafforzamento del ruolo dell’amministratore delegato Harald Espenhahn all’interno della nuova divisione “Materials” che controlla lo stabilimento di viale Brin, non sarebbe da escludere che il manager di Essen intenda piazzare nei ruoli chiave alcune nuove pedine, a diretto contatto con i vertici aziendali.
Tutte questioni, però, sulle quali per ora si viaggia a livello di indiscrezioni e che non hanno prodotto prese di posizione ufficiale da parte dell’azienda nei confronti delle organizzazioni sindacali.
SCIOPERO PER I PREMI E ieri è scoppiato il caso dei premi e delle professionalità al Centro di finitura della Tk-Ast, a vocabolo Sabbione. L’azienda ha, infatti, deciso di corrispondere ai dipendenti un premio di produzione di 250 euro, rispetto ai 500 precedentemente concordati. Immediata la reazione delle Rsu che hanno decretato 8 ore di sciopero per oggi per protestare contro la chiusura decisa dai vertici aziendali. Si è cercato di mediare fino a tarda ora, ieri sera, ma il braccio di ferro tra sindacati e Ast è stato durissimo.
TESTIMONI TERNANI Intanto ieri, nel processo in corso a Torino per il rogo in cui morirono stete operai, sono sfilati alcuni tecnici ternani come testimoni. Si tratta del responsabile della produzione a freddo, ingegner Alessandro Segala, di Leonardo Lisi, impiegato presso l’ufficio tecnico dell’Ast e di Dimitri Menecali, un caporeparto dello stabilimento. Secondo le ricostruzioni delle agenzie sarebbe emerso che gli interventi sulla sicurezza negli stabilimenti italiani (erano stati stanziati circa 12 milioni di euro) erano subordinati a criteri di business. Sull’interrogatorio di Lisi è andato anche in scena un battibecco tra accusa e difesa.
CASSA A MARATTA La cassa integrazione per la Magnetic di Terni e la proroga degli ammortizzatori sociali alla Zeuna Starker sono state chieste dalle rispettive direzioni aziendali. La Magnetic lavora lamierini magnetici per la realizzazione di piccoli motori elettrici ed ha avanzato la richiesta di cassa integrazione per i circa 20 dipendenti. Perdura, invece, lo stato di crisi alla Zeuna Starker, azienda che produce marmitte catalitiche e risente della crisi del settore delle auto. Il periodo di cassa integrazione già concesso sta infatti per scadere per cui è stata richiesta la proroga per i 210 addetti a rotazione
*Corriere dell’Umbria 29 maggio 2009
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